.: Info Basilicata :.Nel medioevo era “Melfia”, nome derivante dal fiume “Melpes”.
Nell’antichità il luogo era centro di insediamenti dei dauni e dei lucani
specialmente nei sec. VII-IV a.C.
Nel periodo romano non fu centro importante, data la vicinanza con Venosa,
ma si sviluppò notevolmente nel medioevo.
All’inizio la città fu longobarda, poi passò ai Bizantini, fu di rito greco
fino al 1059, quando passò alla chiesa latina.
Nel 1041 fu conquistata dai Normanni, diventando sede di contea e nel 1043
capitale del nuovo stato.
Nel 1059 fu sede del concilio voluto dal papa Nicolò II.
Fu centro della resistenza Normanna contro i Bizantini.
Nel 1089 fu promotrice della predicazione di papa Urbano II per la prima
crociata.
Nel 1130 fu sede del concilio dell’antipapa Anacleto.
Nel 1167 fu saccheggiata da Federico Barbarossa.
Fu alleata fedele degli Svevi e Federico II vi promulgò le “Constitutiones
Augustales”.
Nel periodo Angioino fu partecipe dell’insurrezione ghibellina, riconoscendo
Corradino.
Nel sec. XIV fu conquistata da Luigi d’Ungheria.
Nel 1392 fu riconquistata al Regno di Sicilia.
Nel 1528 subì il saccheggio da parte delle truppe di Lautrec.
A seguito della riconquista degli Spagnoli, venne affidata a Filiberto d’Orange.
Nel 1531 fu affidata ad Andrea Doria, la cui famiglia ne tenne il possesso
fino alla fine del periodo feudale.
Essendo la città in zona sismica, ha subito notevoli distruzioni dai
numerosi terremoti verificatisi dal 1456 al 1930.
Il Castello di Melfi fu eretto sopra le rovine di una fortificazione
costruita da Roberto il Guiscardo, fu ampliato e ristrutturato da Federico
II, nel sec. XVI fu posseduto dai Doria, con pianta a poligono irregolare e
otto grandi torri (tre poligonali e cinque a pianta quadrata),due grandi
edifici di cui uno trasformato (sec. XVI-XVII) in palazzo baronale, si entra
nel castello passando sopra un ponte in pietra a tre archi, che consentiva
l’attraversamento di un ampio fossato cinto da spalti che culminavano nella
Torre dell’Orologio a pianta pentagonale,quindi la Torre dei Sette Venti
(detta torre dell’imperatore) e la Torre Angioina; nel 1230, l’imperatore
Federico II, vi istituì la Scuola di Logica e Umanità e l’anno successivo vi
promulgò le “Constitutiones Augustales” redatte da Pier delle Vigne; il
Castello fu sede dei concili papali del 1059 e del 1101, vi fu bandita la
prima crociata nel 1089, Roberto il Guiscardo vi confinò la prima moglie
Aberarda (figlia del normanno Gerardo, signore di Buonalbergo, ripudiata per
sposare Sichelgaita, sorella del principe di Salerno); il Castello ospita il
Museo Archeologico Melfese, con reperti dal Neolitico alla conquista
normanna, pregevole il famoso “sarcofago di Rapolla” originario dell’Asia
Minore risalente al sec. II d.C.
Il Duomo, dedicato all’Assunta, fu eretto per volere di Guglielmo il Malo
nel 1155, rifatto nel sec. XVIII e restaurato a causa dei terremoti,
facciata barocca, campanile originario del 1153 a pianta quadrata, conserva
otto tele di Andrea Miglionico, Crocifisso in legno del sec. XV, coro del
1557, altari in marmo intarsiato, altare di Sant’Alessandro con
busto-reliquiario del patrono, affreschi del sec. XIII.
Il Palazzo del Vescovado ospita il Museo e la Pinacoteca Diocesani.
La chiesa di Santa Maria la Nuova risale al sec. XIII.
La chiesa di Sant’Antonia da Padova, fu eretta nel 1423, custodisce una
tavola del sec. XVI, acquasantiera in granito rosso con statua del
cinquecento, resti di una chiesa più antica, tombe del cinquecento, lavabo
del 1645, accanto alla chiesa si trovano i resti di un convento che fu
fondato (forse) da San Francesco d’Assisi.
La Porta Venosina risale all’epoca Sveva, con due torri a cortina del
quattrocento.
Nei dintorni della città si trova la chiesa della Madonna delle Spinelle e
la chiesa rupestre di Santa Margherita del sec. XII, completamente scavata
nel tufo vulcanico e conserva pregevoli affreschi (forse) del duecento, la
chiesa rupestre di Santa Lucia del 1260 con affreschi, la chiesa benedettina
di Santa Maria del Monte del sec. XII.
Nel periodo della Pentecoste si svolge la Festa dello Spirito Santo,
rievocazione della “Pasqua di sangue”, episodio del 1528 quando la città fu
saccheggiata dai francesi di Lautrec ( sotto il re Francesco I di Valois) e
gli abitanti si rifugiarono nella foresta dello Spirito Santo, rientrando
nella città a Pentecoste quando arrivarono gli spagnoli dell’imperatore
Carlo V; il corteo storico in costume raggiunge il Monte Vùlture, ritornando
con la statua della Trinità sopra un carro trainato da buoi.
L’8 dicembre si svolge la “Tradizione delle pannedduzze” con distribuzione
di piccoli pani azzimi durante la messa.
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