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Turismo, Storia e Cultura a Rionero in Vulture

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Turismo a Rionero in Vulture

Nella zona ci sono stati ritrovamenti archeologici, tra cui i ruderi di un acquedotto romano.
Nel 1152 viene citata come feudo del vescovado di Rampolla con il nome “Santa Maria de Rivo Nigro”.
Un documento angioino del 1277 cita il paese per una “Universitatis Rivinigri”.
Nel 1316 il paese venne abbandonato e gli abitanti si spostarono ad Atella, a seguito dell’editto di Giovanni d’Angiò, che concedeva privilegi ed immunità per popolare Atella.
Nel 1533 fu popolata da contadini di origine albanese, che conservarono il rito greco fino al 1627.
Nel 1694 fu distrutto dal terremoto e ricostruito dai Caracciolo di Torella, che ne tennero il possesso fino alla fine del feudalismo.
Il Palazzo Fortunato ospita la Biblioteca “Giustino Fortunato” ed il Museo della Civiltà Contadina.
La Chiesa Madre, ricostruita nel 1763, con campanile quadrato, interno con soffitto a cassettoni, tre altari in marmo policromi.
La chiesa del SS. Sacramento (già chiesa dei Morti) conserva una tela del sec. XVI.
La chiesa di Sant’Antonio Abate, fu eretta dai benedettini con annesso ospizio e dipendeva dall’Abbazia di San Michele in Vùlture, conserva la struttura originaria; qui si incontrarono, nel 1502, Lodovico d’Armagnac (duca di Nemours) e Ponzalo Fernàndez di Cordova (comandanti supremi degli eserciti di Francia e Spagna) per la spartizione del regno di Napoli.
Il sabato Santo si svolge la “Via Crucis” con processione che comprende (in quattro punti diversi della città) la rappresentazione di quattro episodi della Passione.
Poco distante dalla città si trovano i “Laghi di Monticchio” di cui uno grande ed uno piccolo, la zona è tutelata dalla Riserva Regionale, mentre una funivia (mt. 2750) sale fino al Monte Vùlture.
L’Abbazia di San Michele di Monticchio è meta di numerosi pellegrinaggi, fu fondata in una grotta abitata da eremiti basiliani, poi fu affidata ai benedettini e venne consacrata (nel 1059) dal papa Nicolò II; in seguito i benedettini abbandonarono la grotta e fondarono il monastero di Sant’Ippolito, accogliendo monaci cistercensi provenienti da Fossanova; con l’insorgere della malaria, i frati di Sant’Ippolito tornarono all’Abbazia di San Michele; alla fine del cinquecento l’Abbazia fu soppressa e data al cardinale Federigo Borromeo che l’affidò (1608) ai frati Cappuccini, che vi soggiornarono per poco tempo; alla fine del settecento vi tornarono e costruirono l’attuale edificio, con la direzione di Felice da Morsico.




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